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L’Associazione Città Virtuosa

Città Virtuosa è un’ Associazione di Promozione Sociale che vuole tutelare l’ambiente, la salute e la qualità della vita umana. Siamo un gruppo di cittadini che vogliono costruire una società responsabile, equa, solidale e consapevole. Il modello che le attuali società occidentali stanno portando avanti si sta sempre più rivelando inadeguato, inquinante, iniquo e privo di scrupoli. È necessario cambiare rotta e inventare nuovi modi di vivere, di produrre e di consumare che garantiscano un rapporto equilibrato e rispettoso tra gli esseri umani e la natura e una ripartizione più equa delle risorse del pianeta. Per questo motivo lavoriamo sul territorio attivando progetti che hanno l’obiettivo di promuove consumi e stili di vita sostenibili nonché l’aggregazione sociale dei cittadini. Crediamo fortemente che il vero cambiamento parta dal basso, dall’azione di singoli e gruppi che hanno il coraggio di fare nuove scelte, finalizzate a costruire modelli socio-economici alternativi.

Il Progetto Orto Urbano “...Come L’Orto di Casa Mia”

Il progetto di orto urbano “...Come l’Orto di Casa Mia” prevede che l’Associazione Città Virtuosa assegni la gestione di piccoli appezzamenti di terreno, di cui l’associazione dispone legalmente, ai propri soci che ne facciano richiesta, per coltivare ortaggi e piccoli frutti per sé e per la propria famiglia. Il progetto nasce dalla volontà di sopperire alla mancanza sul territorio di spazi coltivabili dove trascorrere del tempo libero, alla necessità di aggregazione tra cittadini e al bisogno di condivisione delle esperienze.

Orti Urbani: un po’ di storia…..

In Italia le coltivazioni orticole erano presenti all’interno delle aree urbane già dalla prima metà del XIX secolo; tale presenza accompagnò lo sviluppo delle città nei decenni successivi integrandosi alle trasformazioni urbanistiche, in particolare nel nord Italia. In molte città italiane, all’inizio degli anni '40, gli orti cambiano nome e diventano “orti di guerra”.

Essi servivano infatti al sostentamento delle famiglie che la guerra aveva portato sul lastrico. Il numero sale vertiginosamente in quasi tutte le città (a Milano si passa da meno di mille a più di diecimila unità), dove vengono messe a coltivazione anche le aree comunali a giardino, i parchi pubblici, le sedi stradali. Durante il conflitto anche le aree distrutte dai bombardamenti, vengono coltivate. Finita la guerra iniziano le attività di ricostruzione: cresce il lavoro, crescono le industrie, la città si ingrandisce, il prezzo dei terreni fabbricabili sale e così il fenomeno degli orti urbani decresce significativamente. Ma gli orti non spariscono del tutto, si spostano dai centri cittadini per ricomparire, spesso abusivamente nelle periferie. Dopo questa fase, databile tra gli anni '50 e '60, il fenomeno degli orti urbani riprende vigore soprattutto nelle città industriali del nord, in particolare nelle aree periurbane, cioè in quelle zone di “transizione” tra città e campagna destinate storicamente ad accogliere determinate attività (industrie, depositi, centrali del gas e dell’acqua, infrastrutture ferroviarie, ecc.) e che in quegli anni vengono inglobate all’interno delle città in crescita. Sono queste zone caratterizzate da un diffuso degrado e dall’isolamento sociale tipici dei quartieri dell’estrema periferia cittadina. È qui che saranno edificati i complessi abitativi destinati alla nuova manodopera industriale proveniente dal meridione in Italia e sono queste le aree in cui il fenomeno degli orti avrà il suo massimo sviluppo. A partire da quegli anni, assieme a Torino e Milano, altri capoluoghi di provincia e molti altri comuni hanno messo a disposizione appezzamenti di terreno e hanno riproposto l’esperienza degli orti, mutandola sulla propria tipologia urbana e in risposta alle dinamiche sociali delle loro comunità. Il riconoscimento dell’importanza degli orti urbani e l’esigenza di contenerne gli aspetti di spontaneità e abusivismo si è tradotta poi nella redazione dei primi regolamenti, contenenti i criteri per l’assegnazione di aree orticole ai cittadini interessati da parte delle amministrazioni comunali. Il primo regolamento italiano di orti sociali comunali è stato redatto a Modena nel 1980, in virtù del quale sono stati assegnati, a pensionati di età superiore ai 55 anni, sei orti su un terreno suburbano non edificabile. Negli ultimi anni esempi di orti urbani si sono diffusi un po’ in tutta Italia ed è in crescita la richiesta da parte dei cittadini di coltivare un piccolo appezzamento di terreno.

Tipologie di Orti Urbani

Gli orti urbani possono avere varie forme e dimensioni. Le dimensioni degli orti dipendono dalla storia della zona e dalla richiesta a livello locale. La terra usata per l’orto urbano è solitamente di proprietà pubblica, ma può anche essere di proprietà privata, di proprietà di fondazioni di beneficienza, di società commerciali o di enti religiosi. Esistono poi diversi tipi di organizzazioni che si occupano della gestione dell’orto urbano: autorità locali (es. il Comune), circoscrizione o consiglio parrocchiale, proprietario privato (fondazione di beneficienza, società commerciale), associazione che si compone di fruitori dell’orto urbano. (Allotments: a plotholder’s guide Revised Edition, June 2007. Published by Ari For DCLG).

Gli orti urbani possono essere di piccole e grandi dimensioni. In funzione della dimensione dell’area si può infatti distinguere:

-Orto urbano di piccole dimensioni: se l'area è destinata ad orto urbano è inferiore o uguale a 1000 mq;

-Orto Urbano di grandi dimensioni: se l'area destinata ad orto è superiore a 1000 mq.

Ai fini della classificazione l'area che dovrebbe essere calcolata è generalmente quella complessiva dell’orto e non quella dei singoli appezzamenti in cui la stessa viene suddivisa.

Gli orti urbani possono inoltre essere suddivisi in due categorie, non dipendenti dalla dimensione dell’area:

-Orto tematico: orto con specifica fruizione da parte di una categoria di soggetti (es. orto circondariale, orto scolastico, orto conventuale, orto condominiale, orto didattico, ecc);

-Orto sociale: orto con specifica destinazione funzionale (es. orto per diversamente abili, orto per anziani, ecc).

(Regolamento per l’adozione aree verdi pubbliche della Città di Ferrara, Linee guida per la creazione di Orti in Ambito Urbano e Periurbano, Luglio 2010, http://servizi.comune.fe.it/index.phtml?id=4548).

Orti Urbani: aspetti sociali e ambientali.

La richiesta di coltivare un piccolo appezzamento di terra è in crescente aumento. I motivi che spingono alla coltivazione dell’orto in tempi attuali sono molteplici tra cui:

  1. La necessità di fare economia. L’orto fa risparmiare sui costi della verdura. Un pezzo di terra coltivato in tutte le sue parti, valorizzando ogni spazio e usando anche le altezze può produrre un’intera stagione.

  2. Sapere cosa si mangia. Da dove arrivano frutta e verdura? Siamo abituati a mangiare l’ananas, fragole a Natale, peperoni a gennaio e non consideriamo che ogni verdura cresce in un determinato clima e che le sostanze nutritive di quelle piante soddisfano un bisogno fisico umano proprio nel momento in cui la natura li mette a disposizione. Il prezzo spesso competitivo non ci fa andare tanto per il sottile quando si tratta di acquistare prodotti di provenienza estera. I bassi costi di produzione che incidono sull’ambiente e sulle persone che lavorano, riescono a compensare le spese di trasporto, ed è addirittura possibile che, a parità di prodotto, i vegetali coltivati in Italia siano addirittura più costosi di quelli che hanno viaggiato per migliaia di chilometri, attraverso continenti ed oceani.
    Il costo dei prodotti agricoli troppo bassi indicano che l’ambiente o le persone ci stanno rimettendo!

  3. Valore sociale. L’orto coinvolge i nostri sensi, la nostra memoria, il nostro corpo, ci avvicina alla natura e al senso vero della fatica che da' risultati nel tempo. Il tempo dell'attesa del rischio e della gratificazione. Negli ultimi anni sono nati diversi progetti “orticoli” gestiti dal basso. Persone che si attivano, si organizzano e condividono un progetto comune. Avere un obiettivo comune per prodursi cibo è il modo migliore per condividere, su un piano relazionale, il fabbisogno individuale.

  4. Ridurre i consumi. Quanto impattiamo sull’ambiente per produrre cibo e mangiare? Ci sono costi “ombra” sull’ambiente che non vediamo e che sono gran consumatori di risorse naturali. Gli imballaggi, i trasporti che rimangono come emissioni e rifiuti nel nostro pianeta. Produrre cibo vuol dire diminuire questi consumi, abbreviare la filiera e poter utilizzare imballaggi non usa e getta.

(Bocca, s.d., Orti Urbani una Visione sistemica del territorio, http.//issuu.com/comunedigenova/docs/orti_urbani_terra_stampa)

Obiettivi specifici del progetto Orto Urbano “Come l’Orto di Casa Mia” (output)

I fruitori dell’orto potranno:

-godere di uno spazio verde di relax lontano dal caos del centro città;

-fare esercizio fisico con regolarità e tenere la mente occupata;

-mangiare prodotti sani e genuini;

-incontrare e condividere esperienze con altri orticoltori;

-i bambini potranno giocare e imparare e, allo stesso tempo, sviluppare la consapevolezza della provenienza del cibo.

Obiettivi generali del progetto (outocomes)

Il progetto di Orto Urbano “...Come l’Orto di Casa Mia” ha finalità educative che vanno dall’educazione ambientale a quella dell’autoproduzione, all’educazione alimentare. Promuove consumi e stili di vita sostenibili, la tutela di buone pratiche agricole (biologico, biodinamico, sinergico, etc) e le conoscenze tradizionali. Promuove metodi di produzione eco-compatibili e pratiche di orticoltura responsabile verso l’ambiente e la comunità locale e incentiva inoltre l’utilizzo di prodotti biologici e di filiera corta che mirano a migliorare la vivibilità urbana e la connessione con le aree rurali. Il Progetto Orto Urbano ha inoltre una funzione sociale, offrendo occasione di aggregazione tra gli assegnatari incoraggiando il dialogo interpersonale, la solidarietà e lo scambio di saperi.

Soggetti interessanti e coinvolti

Tutti i soci dell’Associazione (con le loro famiglie) che ne facciano richiesta.

Bibliografia

(Allotments: a plotholder’s guide Revised Edition, June 2007. Published by Ari For DCLG).

(Bocca, Orti Urbani una visione sistemica del territorio, http.//issuu.com/comunedigenova/docs/orti_urbani_terra_stampa)

(Regolamento per l’adozione aree verdi pubbliche della Città di Ferrara, Linee guida per la creazione di Orti in Ambito Urbano e Periurbano, Luglio 2010, http://servizi.comune.fe.it/index.phtml?id=4548).

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